| Giordano Loi e le sue sculture dinamiche |
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Ciao a Giordano, oggi sei uno dei pochi artisti di customizzazioni stradali in Sardegna. Come nasce la passione e perché questa totale dedizione? La passione motociclistica mi è stata “contagiata” da mio padre, sin dall’infanzia stazionavano nel cortile di casa una Ducati 350 monocilindrica da salita ed un 250, sempre monocilindrica stile gt. Appartengo quindi ad una famiglia di Ducatisti convinti, posso dire che l’imprinting sonoro del Desmo l’abbia ricevuto sin dalla gestazione … poi con gli anni dal primo “Si” , sono passato ad un Gilera Bullit, per arrivare addirittura ad una Aprilia Classic, il primo cinquantino serio, tutti mezzi usati e bistrattati, acquistati grazie al lavoro estivo. Con la scusa che si trattava di mezzi malconci ho cominciato a curarli con verniciature inedite, lucidature dei particolari per mezzo delle attrezzature da orafo di mio padre, modifiche marginali che però donavano sin da subito una l’identità precisa alle mie moto.
Io credo che per un Customizzatore, termine che non mi piace perché riduttivo, la passione sia un valore imprescindibile, a parte i grandi nomi del mondo Harley , l’opera creativa mal si accomuna con il businnes, se uno dovesse pensare a realizzare un’opera per il mero denaro ne nascerebbe un prodotto sterile, figlio delle mode ed assolutamente privo di un’Anima, penso invece che un artista debba dare spazio al proprio estro dando al “fare” un valore molto più spirituale, un dialogo con la materia, sia essa tecnologica o argilla informe, affinché quell’oggetto prenda “vita” , indipendentemente dal destinatario o dal prezzo finale. L’attitudine creativa è per me un impulso che assorbe completamente la giornata anche in momenti di relax basta uno stimolo qualsiasi per trarre nuove idee da sviluppare… Con le tue creazioni cosa vuoi mettere in evidenza? sono un puro esercizio di stile o c'è molto di più? Durante i miei studi sulla scultura mi sono sempre incuriosito su una problematica in particolare, il dinamismo, inteso quasi come soffio vitale da infondere alla materia, l'illusione dell'energia sul punto di esplodere, la calma statica di un immediato divenire. Possono dirsi queste caratteristiche già presenti nella scultura classica, e cardine della ricerca futurista, un esempio su tutti: "Forme uniche nella continuità dello spazio" di Boccioni. Da cui ha poi origine la ricerca affrontata dai bolidisti, il cui maggior interesse era quello di rappresentare la velocità. Dalle esperienze dei primi del '900 fino alle opere di Jean Tinguely, quali "Eureka" in cui compare per la prima volta il motore, io aggiungo l'uomo, come parte fondamentale dell'opera. In questo modo la scultura, oltre a possedere i mezzi meccanici per attuare il movimento, viene provvista anche della materia pensante necessaria a renderla "viva". Non più, quindi, un oggetto che appartiene al solo mondo simbolico dell'arte, ma un oggetto che si carica di tale simbolismo per entrare nella vita quotidiana. Nelle mie creazioni cerco di esprimere il concetto di dinamismo in tutte le sue sfaccettature, partendo dalle sculture classiche fino ad arrivare al design motociclistico. Da qui nasce il concetto di “sculture dinamiche “.
Io parto dal presupposto che le mie opere non sono mai completamente ”finite” . Essendo un appassionato mi interessano molto le nuove tecnologie, i prodotti che il mercato produce, soprattutto nell’aftermarket del mondo sportivo, i miei lavori sono ricercati dal punto di vista estetico con il preciso intento di abbinare valenza estetica e funzione, devono essere scultura e macchina da gran premio allo stesso tempo. Parlaci della tua ultima creazione, quello che chiamano "il mostro" “ERKY” Il pensiero di reinterpretare un’icona come il Monster mi solleticava da tempo. In Ducati, all’idea di rinnovare il loro modello più venduto ed intramontabile devono avere sudato freddo … come si fa a rinnovare senza cambiare una virgola? Chi compra un Monster , vuole un monster! Una moto nuda, semplice ed essenziale nelle sue forme, dove ogni esercizio di stile avrebbe fatto a pugni con l’identità stessa che contraddistingue questo modello. Io non avendo pressioni di ogni genere, se non quelle dettate dal mio buon senso, ho creduto doveroso tenere come idea di base la moto nuda, semplice, evitando però di cadere nella caricatura. Il nome stesso “Monster Evo” per me, strizza troppo l’occhio al marketing, credo sia più ragionevole dare un nome diverso ad un figlio, che autocelebrarsi con L’appellativo Jr … tenere la sostanza acquisendo una nuova identità. Nasce quindi il progetto Erky. L'Erky è il mostro per antonomasia, nella lingua Dorgalese ... ma vi è un precedente storico, negli anni 70 un noto fabbro del mio paese creò un'opera in ferro che sconvolse l’opinione pubblica per le sue proporzioni gigantesche e per la quantità di ingranaggi che prendevano vita al movimento di una leva… incutendo timore e rispetto allo stesso tempo. L’ imprinting nell’immaginario collettivo è vivo ancora oggi e il pensiero di rendere omaggio ad un artista defunto prematuramente mi sembrava cosa buona e giusta. Lo scheletro su cui modellare la muscolatura è quello di un Monster s4r, un modello che mi piaceva sia per via del monobraccio in traliccio che per la giusta dose di cavalli. Sin dai disegni preparatori ho capito che alcuni componenti vitali, come la batteria potevano essere spostati per poter lasciare spazio alla benzina, oltre che far alloggiare senza problemi la pompa benzina e relativa flangia in ergal del 999. La batteria è stata quindi spostata sotto la sella creando un supporto in acciaio inox, la soluzione ha giovato anche per quanto riguarda la distribuzione dei pesi, centralizzandoli, il regolatore di tensione è ora ancorato inferiormente e può raffreddarsi meglio. Ho eliminato il compensatore per i vapori dell’olio dotando il blocco motore di una nuova valvola di sfiato accompagnata da un filtro a cono bmc. Sempre alla ricerca del massimo spazio disponibile sopra il cilindro verticale ho costruito una nuova staffa per ospitare la centralina e relativi componenti ausiliari. Una caratteristica che doveva contraddistinguere il mio serbatoio, consisteva nel lasciare a vista il filtro aria bmc, una soluzione che prevedeva quindi una presa d’aria triangolare da disporre centralmente. Questo elemento distintivo avrebbe poi enfatizzato il suono di aspirazione a scapito però dell’incolumità del motore se fosse stato abbandonato sotto un getto d’acqua … ma si sa che le cose preziose non si lasciano incustodite … tuttavia non mi preoccupava avendola già sperimentata sull’Astore supertwin, quando era ancora dotato dei carburatori keihin, esaltante dal punto di vista del sound e neanche tanto impegnativa per controindicazioni. Formalmente il serbatoio si può riassumere con la raggiatura centrale che richiama il profilo di quello del monster, assieme al raccordo con la sella, comoda ma forse eccessivamente larga, dalla mediana in poi ho tenuto un profilo stretto come la sella per poi allargarsi come se vi fossero i muscoli dorsali che incastonano il foro di aspirazione. Le gambe del pilota hanno poi lasciato l’impronta sulla fascia centrale, un segno che caratterizza molto la vista laterale alla pari delle scalfature con la fibra di carbonio a vista. Il retrotreno è caratterizzato dalla sella originale rimodellata asportando la porzione del passeggero, così come il telaio stesso è stato tagliato all’altezza dei maniglioni, il suo andamento particolarmente orizzontale limitava notevolmente la percezione del dinamismo. Una volta saldato al T.I.G un nuovo traversino per chiudere la struttura ho disegnato un nuovo telaietto minimale da imbullonare al telaio,relegando ad esso il ruolo di supporto targa e scarico. Mantenendo la sella originale e dovendo contenere gli ingombri la forma stessa della coda mi sembrava quasi obbligata, una sorta di pinna di squalo, arcuata e semplicissima nello sviluppo dei piani, con l’unico vezzo da ricercare nel solco che ospita parte del gruppo ottico posteriore, che tuttavia caratterizza, nel suo spezzare la linea teorica, un segno forte. In fine ho sostituito il faro originale con quello del Monster Evo, più consono alla linea del mezzo, anche se qualche disegno per il gruppo ottico lo avrei … ma si sa che un elemento del genere è un po’ difficile da realizzare nel proprio garage… Anticipaci qualche novità per il futuro. Su cosa stai lavorando? … bella domanda, non faccio progetti per il futuro, in questo momento sto tornando un po’ all’origine,più scultore, nel senso classico del termine, mi piace l’idea di lavorare con l’argilla, modellare forme appartenenti al mondo della natura, ma nell’autunno chissà… ci si vede al prossimo W.D.W (n.d.r. World Ducati Week). Se siete curiosi di conoscere tutti i lavori di Giordano http://www.giordanoloi.com Alla prossima Giordano, grazie per la disponibilità, non vediamo l'ora di ammirare le tue prossime creazioni! |





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